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Andrea Rovaris, product and marketing manager di Lightweight Italia

La bicicletta è simbolo di libertà. Ma con il cycling indoor durante il lockdown si è comunque riusciti in parte a sopperire alla mancanza di vento in faccia. Come vedete questo fenomeno?

“Il cycling indoor è letteralmente esploso. Era già in netta crescita, ma questa situazione di lockdown ha accelerato in modo esponenziale questo fenomeno, anche se siamo convinti sarebbe comunque arrivato presto ai grandi numeri e alla massa. L’emergenza di questo periodo ha portato chi era scettico nei confronti di questa declinazione del ciclismo a provarla e spesso anche a divertirsi. Anche persone che per tempistiche lavorative avevano la fortuna di poter uscire con costanza su strada, si sono ritrovate ad abbracciare questo fenomeno. Ci aspettiamo che in futuro ci sarà una grossa evoluzione a 360 gradi, sia da parte dei produttori degli smart trainer, sia per chi costruisce le varie applicazioni per l’allenamaneto. Il cycling indoor è stato trasformato in un’opportunità per i praticanti non solo per restare attivi, ma ha assunto le connotazioni del gioco, aggiungendo una componente importantissima di divertimento”

 

Con la ripresa della possibilità di uscire a pedalare, come vi sembra si stiano comportando i ciclisti e quali consigli vi sentireste di dare?

“Per prima cosa mi sento di ricordare a tutti i ciclisti che bisogna guardare le direttive date e rispettarle il più possibile, nei limiti del buon senso. In particolare cercare di evitare di pedalare in gruppi numerosi, ovviamente. Si deve ricominciare a uscire stando attenti e vigili, riabituandosi alla strada e alle sue incognite imprevedibili. Pedalare due mesi sui rulli fa perdere confidenza nella guida della bici, proprio a causa della stabilità forzata. Si dovrà quindi aumentare un pochino la nostra abituale prudenza. Questa è anche un’opportunità per ripartire con più consapevolezza, non solo per i ciclisti, ma anche per gli automobilisti. Il numero ridotto di auto che si vedono in giro crea l’opportunità di fare pedalate più piacevoli, ma ci permette anche di cercare un nuovo equilibrio tra le parti. Su sicurezza e rispetto reciproco c’è ancora molto lavoro da fare, in Italia più che in altre nazioni. Questa è l’occasione giusta per ripartire”.

 

Le vacanze per quest’anno hanno grandi incognite. Pensi che il cicloturismo potrebbe diventare una buona soluzione?

“Senza ombra di dubbio. Sicuramente con questa situazione si sarà più portati a privilegiare il turismo all’interno dei confini nazionali.  Accorciando le distanze si scoprono tante possibilità, adatte non solo a chi vive la bici nel quotidiano o come attività sportiva, ma anche a chi vuole provare qualcosa di nuovo. Campeggi e villaggi turistici, con le giuste accortezze, diventeranno luoghi di vacanza ancora più ricercati. Anche persone che preferiscono uno stile di vacanza più incline al comfort potrebbero pensare di soggiornare più a lungo in una località e usare la bici per esplorare i dintorni. Se considero gli ultimi 4-5 anni e come è cresciuto il noleggio o la vendita delle biciclette, in particolare quelle a pedalata assistita, vedo la possibilità di grandi progressi. La bici era già diventata un’attrattiva molto coinvolgente, ora può accrescere il suo potenziale. Non solo per chi è abituato tutto l’anno, ma anche per chi la scopre in un contesto diverso”.

 

Il vostro è un prodotto che guarda in primis alle performance. Come vivete aziendalmente l’assenza di gare?

“Per la nostra azienda è stata una privazione molto particolare, perché le gare ci danno una visibilità importante. Per mentalità Lightweight non sponsorizza, ci trovamo ad avere squadre partner e clienti che utilizzano le nostre ruote in gara; sono loro che investono per avere la performance di Lightweight. Si tratta di un manifesto pubblicitario particolare, che altri produttori non hanno. Lo scorso anno per esempio abbiamo occupato due gradini del podio al Tour de France senza un reale rapporto di sponsorizzazione in corso. Lo stop delle gare ha creato un gap mediatico forte. Speriamo di riuscire ad ammortizzare il colpo con il parziale recupero della stagione, in programma verso fine anno. Il rischio però è che si creino tante sovrapposizioni, con una serie di implicazioni soprattutto per quanto riguarda il ciclismo professionistico”.

 

Con le fiere d’autunno molto in forse, come vi state organizzando per lanciare le novità di gamma? avete in programma qualche evento digitale?

“Noi viviamo una realtà aziendale particolare. L’uso del prodotto, il contatto e la percezione della differenza con altre ruote è fondamentale. Gli eventi test e la prova sono fondamentali. Purtroppo al momento non c’è evento digitale comparabile e per noi è una menomazione forte. Poi se questa privazione dovesse protrarsi, la soluzione digitale resterà una strada da considerare. Per noi sarebbe comunque una forzatura, perché potremmo pensare a un’anteprima di presentazione, ma nulla di più. Anche valutare la possibilità di eventi a ingresso limitato sarebbe logisticamente un disastro. L’allungamento dei giorni di esposizione andrebbe a incidere sul bilancio, che vedrebbe salire in maniera vertiginosa i costi rispetto ai benefici. Spero e mi auguro che nei prossimi mesi si continui a migliorare e che questa stagione dovremo considerarla concentrata verso la fine”.

 

Con i nuovi processi imposti aziendalmente nelle filiere e con le difficoltà delle relazioni tra diversi stati, pensi che il prezzo dei vostri prodotti potrebbe subire variazioni?

“In questo siamo fortunati. Diversi reparti in cui vengono costruite le nostre ruote sono chiusi. Per noi l’opera manuale è estremamente importante. Viene privilegiata la procedura di creazione manuale alla produzione in serie, al fine di ottenere il miglior prodotto possibile. Per costruire una ruota impieghiamo circa 30 ore di lavoro. Questo processo ci permette e ci forza ad avere un numero di operatori contenuto che già normalmente mantiene le distanze ad oggi imposte. Alcuni reparti sono addirittura con un’atmosfera protetta per l’abbattimento delle polveri, così come chi vi lavora ha un abbigliamento speciale. Ci saranno delle ricadute logistiche, per la lentezza di approvvigionamento e lo spostamento del materiale. Non sarà un periodo indolore, ma non vogliamo aumentare ulteriormente il prezzo di un prodotto che è già di alta gamma. Cerchiamo al contrario di trasformare questa chiusura verso l’esterno in un’opportunità, che ci regala un po’ di tempo per sviluppare alcune novità che abbiamo in cantiere. Speriamo di potergli dare un’accelerata e svelarle presto”.

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