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Stefano Viganò, Managing Director Garmin Italia

Come si pone Garmin di fronte alla sfida del periodo che verrà?

Per noi questo stop forzato e inaspettato è stato un modo per fermarci a riflettere sulle reali opportunità che questa situazione avrebbe potuto portare con sé sul versante aziendale. Fin da subito abbiamo provato a non subire le condizioni di questa situazione, quanto ad affrontarla e gestirla. Fin dai primissimi giorni abbiamo implementato iniziative volte a sostenere i nostri rivenditori. Abbiamo attivato webinar dedicati a loro sui prodotti, con percorsi di training on line che mettessero loro nelle migliori condizioni all’atto della ripartenza. Per noi è stata sostanzialmente una preziosa opportunità per consolidare le relazioni con loro, essere loro ancora più vicini e incontrare le loro richieste e necessità; un modo per creare un legame di vera partnership per il futuro prossimo. Volevamo passare loro la sensazione che un’azienda forte lo è anche nel fare rete nel momento del più grande bisogno. Cosa succederà quando torneremo? Non lo sappiamo anche se abbiamo delle sensazioni. L’Italia per il brand è stato il paese più penalizzato, perché il governo ha dato allo sport una connotazione stigmatizzata e negativa. Noi siamo convinti che sia stata messa in crisi una popolazione che non andava messa in crisi, quella degli sportivi praticanti.  Che è da sempre una popolazione molto attenta alla salute, che sa cosa significhi fare squadra e rispettare delle regole.

 

Come pensi cambierà il modo di vivere lo sport?

Io penso che progressivamente il nostro mondo tornerà a essere quello di una volta. Chiaramente con i tempi che la pandemia detterà.  Penso però che gli sportivi si siano rapidamente abituati a dare un nuovo valore alla propria passione e al prezioso tempo da ricavare per dedicarvisi. Credo che questi mesi e quelli che verranno, contribuiranno ad accelerare processi in realtà già in corso. Oltre allo sport all’aria aperta, abbiamo scoperto il valore e l’efficacia del training indoor. Nel mondo bike ad esempio, sono convinto che gli smart trainer non saranno più strumenti usati solo in pieno inverno per necessità metereologiche, ma con scarso entusiasmo. Diventeranno strumenti d’elezione del training settimanale, per costruire uno stato di forma che ci farà godere ancora di più delle uscite del weekend.

 

Smart working come nuova opportunità di vita e di riacquisto del tempo libero anche per praticare sport?

Apriti cielo! Finalmente anche noi italiani, per antonomasia resistenti nei confronti di questa modalità lavorativa, abbiamo capito che si tratta di una soluzione non solo percorribile, ma persino vantaggiosa! Tanto per l’azienda, quanto per i dipendenti che, oltre al resto, ne trarranno vantaggi enormi in ottica di benessere personale fisico e psichico; con tempo in più da dedicare allo sport.

 

Quali articoli sportivi potrebbero vivere un nuovo boom?

Credo che in questi giorni anche i più restii si siano resi conto che fare i rulli indoor è ingaggiante e soprattutto contribuisce a mantenere se non migliorare il proprio livello di forma. La tecnologia smart diventerà oggettivamente una tecnologia da possedere. Sono certo che per noi, ad esempio, gli smart trainer diventeranno un business on top rispetto a quanto non siano oggi. Per il ciclismo è stato questo, per altre discipline, come il running ad esempio, arriveranno altre soluzioni sempre in questo solco. La ricerca e lo sviluppo faranno passi da gigante adesso che questa modalità è sdoganata. È nata la nuova esigenza di vivere lo sport in modo immersivo tra le mura di casa e in un ritaglio di tempo e le aziende dovranno accelerare in questa direzione per incontrare questa nuova domanda.

 

Le nuove misure di controllo del personale e della filiera faranno lievitare i costi dei prodotti?

Per noi non sarà così. Il vantaggio di essere un’azienda che governa internamente la propria filiera, dalla progettazione alla distribuzione, ci consentirà di non cambiare il prezzo dei nostri prodotti. Diverso chiaramente sarà per chi dipende da produttori terzi, magari di paesi diversi e lontani, anche solo per la fornitura di componenti.

 

Vi aspettate una crescita boom della vendita online?

Il consumatore italiano ha cominciato a gustare la frontiera dell’on line e a vederla come un’opportunità. Nel nostro Paese questo processo non aveva ancora subìto l’accelerazione già in atto in altri stati. Questo imporrà ai nostri negozianti una rimodulazione del loro business, con un rapido adattamento a questo cambiamento. Noi crediamo fortemente nella figura del rivenditore, perché è per noi l’interfaccia diretta e necessaria con il consumatore finale. Proprio per questo motivo cercheremo di aiutare tutti coloro i quali ci chiederanno una mano per attivare una svolta in direzione del digitale. Credo che in questo processo i nativi digitali e i giovani appassionati, potranno essere un supporto preziosissimo per i nostri rivenditori. In Italia già tanti dei nostri negozi hanno capito e saputo ben interpretare questo processo. Altri sono più restii o titubanti. Noi ci siamo per entrambi e ci saremo ancora di più e a maggior ragione nei prossimi mesi.

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